venerdì 13 luglio 2012

Il Sogno Di Una Farfalla

La legge dei bruchi spiega che tutti i bruchi sono uguali, ma Cara, vedeva così tante differenze… Ognuno con i suoi colori, le sue forme, in realtà in tutto il pianeta dei bruchi non esisteva un bruco uguale a un altro. Anche se due bruchi potevano sembravare uguali, quando Cara si concentrava riusciva a trovare le differenze anche tra due gemelli, perché alla fine delle differenze c‘erano sempre. E allora perché volevano che si vestissero tutti uguali, che si lisciassero il pelo tutti nello stesso verso, che mangiassero tutti le stesse cose? Cara diceva tutto questo alla maestra, la quale rassegnata la lasciava parlare senza darle importanza. Uffa! Nessuno le dava mai ascolto… o parlava di quello di cui parlano di solito i bruchi o niente, anche gli argomenti dovevano essere tutti uguali, certo nessuna legge lo specificava, ma era così, visto che nessuno voleva mai parlare di qualcosa di diverso dal nuovo colore di bruco che andava di moda quell‘anno. Che noia… per ammazzare il tempo Cara leggeva storie sulle farfalle. Ah! Le storie sulle farfalle erano le sue preferite, gli altri bruchi la prendevano in giro: „Cara vuole diventare una Farfalla! Cara dove hai lasciato le ali stamattina? “Ma Cara non gli dava importanza, loro certe cose non le capivano, a loro non interessa altro che essere il bruco più colorato, avere una foglia tutta loro da brucare o avere un bruco con cui brucare. Cara invece sognava di volare, sognava macchie di colori invece che ordinate righe colorate, in fondo si sentiva anche un po‘ superiore agli altri, le cose che immaginava lei in pochi minuti, erano molto più divertenti di tutto quello che facevano di interessante gli altri bruchi per intere settimane. Una volta in un libro Cara trovò una vecchia leggenda che diceva che un tempo tutti i bruchi diventavano farfalle, oh non sarebbe meraviglioso se fosse vero? Perfino la mamma e il papà quando Cara parlava di diventare una farfalla e delle antiche leggende non facevano che ridere. Non lo facevano con cattiveria, solo che per loro parlare di farfalle era davvero inconcepibile. La mamma alle volte si preoccupava, perché sua figlia non voleva essere un bruco come tutti quanti? Perché sua figlia era sempre insoddisfatta?Alle volte Cara piangeva, quando pensava al fatto che non avrebbe mai volato, mai avuto le ali, si chiudeva nella sua tana col suo barattolo di foglie essiccate e si abbuffava, e allora un po‘ di buonumore ritornava. Chiudeva gli occhi e iniziava a immaginare di muoversi come una farfalla, ma non era affatto facile strisciare per terra con le movenze di una farfalla. Rotolava, si dimenava ma era tutto inutile. Qualche volta Cara tentava di uscire con gli altri bruchi, voleva integrarsi, non parlare più di farfalle e vedere che effetto faceva. Ma si sentiva solo una farfalla senza ali che parlava con dei bruchi che non avevano nemmeno idea di cosa sia il volo. Niente, non c’era niente da fare, poteva solo essere un bruco, e continuare a brucare con tutti gli altri per tutta la vita. Solo che l’idea di brucare e basta era senza senso per lei, così piangeva e mangiava foglie essiccate quando nessuno la vedeva. Sigh! Alle volte era veramente troppo triste. Un giorno decise che triste per triste, conveniva rinunciare alla sua foglia sicura e alla pappa preparata dalla mamma. Tanto tutto questo non la rendeva comunque felice. Litigò tanto con i suoi genitori, ma alla fine ottenne il permesso di fare un viaggio. Cara voleva vedere il pianeta dei bruchi con i suoi occhi, chissà se da qualche parte c’era davvero un bruco uguale a lei, chissà se da qualche parte i bruchi erano davvero tutti uguali. Partì col suo piccolo bagaglio e i risparmi di quello che non aveva speso dalla sua paghetta e andò un po’ in giro. Non tutte le foglie erano comode come quella dei suoi genitori, e elle volte la famiglia le mancava, però imparò tante cose, le regole non erano uguali in tutti i paesi dei bruchi. E andando in giro, alle volte incontrava bruchi che avevano viaggiato più di lei, bruchi che si interessavano di tante cose, e qualcuno sognava anche di volare. In alcuni paesi esistevano musei del volo, e un anziano bruco incontrato una volta su uno stagno, raccontava di aver visto in gioventù un gruppo di farfalle volare tutte insieme, ed ognuna aveva le ali di colore diverso. Cara rimaneva ad ascoltare il vecchio bruco per ore intere, lei non aveva mai nemmeno pensato che le farfalle potessero avere le ali di colori tutti diverse tra loro. Ah… era tutto così affascinante! Piano piano Cara iniziò a chiedersi come facevano i bruchi delle leggende a diventare farfalle. E raccogliendo informazioni qua e là iniziò a farsene un’idea. Chi diceva che un bruco dovesse morire per diventare farfalla, chi diceva che dovesse dormire e chi concentrarsi … Chissà se un bruco sa quando diventa farfalla o lo diventa per caso? Il vecchio bruco diceva che si diventa farfalle solo quando uno sa così tante cose del volo da imparare a volare anche senza avere le ali. E questa soluzione sembrò a Cara la più convincente, inizio quindi a studiare, a raccogliere materiale, e ben presto il volo non fu più solo una fantasia ma qualcosa che sembrava sempre più concreto. Ora quando imitava il movimento di una farfalla, forse non riusciva comunque a farlo, ma almeno nella sua testa conosceva le più piccole sfumature dei movimenti che c’erano da fare. Lei ce la metteva tutta per imparare tutto sul volo, e alle volte era veramente estenuante, era difficile trovare nuove informazioni, e soprattutto difficile trovare da mangiare, i soldi della paghetta ormai erano finiti, Cara cercava di non spendere niente, ma era un’impresa quasi impossibile. Una sera mentre immaginava di volare Cara si addormentò per terra al freddo, senza una coperta, ma nemmeno se ne accorse, era troppo presa a volare, quel sogno durò molto a lungo, e il freddo le indurì le membra. I vecchi amici che la trovarono in quella situazione ebbero paura, tentarono di svegliarla, di sbloccarla, e temettero per la sua vita. Intorno a lei si era creato un bozzolo e tutti credettero fosse morta. Invece Cara si risvegliò, ruppe il suo bozzolo e ne uscì fuori più bella di prima. Era così felice, adesso aveva un paio di ali coloratissime. Andò a cercare tutti i suoi amici per salutarli, e raccontargli tutto, ma gli altri non la vedevano. Lei urlava, li chiamava, bussava alla loro porta, ma nessuno la sentiva, solo il vecchio bruco disse che gli sembrava di aver visto qualcosa volare via da casa sua, ma nessuno gli credette mai. Cara era felice ma al tempo stesso disperata, era come se lei non esistesse più. Ora poteva volare certo, ma sarebbe rimasta sola per sempre? Volò via disperata e sola, ormai si era rassegnata, quando improvvisamente alcune farfalle le vennero incontro. No che non era sola, quello era il mondo delle farfalle, purtroppo però i bruchi non riuscivano a vederlo. Ma chi erano tutte quelle farfalle? Erano sempre state così o come lei un tempo erano state bruchi? La portarono dalla farfalla anziana, la vecchia Lepidottera, e a lei Cara rivolse tutte le sue domande. Lepidottera le accarezzò la testa e con dolcezza rispose che sempre meno farfalle venivano dal mondo dei bruchi, perché i bruchi stavano dimenticando col tempo che cos’era il volo. Che ogni bruco ha sempre avuto la possibilità di diventare farfalla, ma spesso si accontentano di brucare la loro foglia e non vogliono altro…

mercoledì 11 luglio 2012

Le Fate In Italia


In Italia esistono molte località nelle quali si dice vivano le fate. Si tratta per lo più di luoghi montagnosi o di valli rigogliose, i cui abitanti si tramandano oralmente ormai da molto tempo leggende che parlano di fate e piccoli esseri fatati. A Catenaria di Casentino, ad esempio, si narra che un tempo un giovane contadino di quel luogo stava arando i campi quando una fata, vedendolo, perse la testa per lui. Il giovane, accortosi della strana presenza, notò la fata e subito anche lui si innamorò di quella splendida creatura. Per un maldestro scherzo del destino, però, la fata diveniva una splendida fanciulla per tre giorni mentre i successivi tre era costretta ad assumere le sembianze di uno spaventoso serpente. Nei giorni in cui aveva forma animale, la fata cercava comunque di stare sempre vicina al giovane, strisciando lungo il solco che egli, con l'aiuto dei buoi, giornalmente scavava. Accadde, dopo un po' di tempo, che il giovane dovesse allontanarsi dal paese per un paio di giorni. Lasciò al fratello il compito di arare la terra e gli raccomandò di non scacciare quella strana biscia che seguiva sempre i buoi, perché non gli avrebbe fatto alcun male. Il fratello seguì le istruzioni del giovane fino a che, l'ultimo giorno, il rettile, alzando la testa, si rese conto che non aveva di fronte l'amato, ma uno sconosciuto. Inferocito, spalancò le fauci e si avventò sul ragazzo che, preso dallo spavento, scacciò la bestia con un bastone. Il serpente scappò nel bosco… Al ritorno, il giovane contadino fu messo a conoscenza dei fatti e, non appena giunto sul luogo dell'accaduto, tentò in ogni modo di far tornare la fata amata ma… invano. Deluso ma sempre innamorato, decise di rimanerle fedele per sempre e venne colto dalla morte durante il sonno... proprio davanti alla grotta dove l'aveva conosciuta.
In Valstagna, presso il lago Subiolo, un giovane falegname stava rincasando quando venne attratto da degli strani canti. Avvicinatosi al lago vide delle fate danzare al chiaro di luna. "Vieni con noi - gli dicevano - tu non hai mai provato la felicità che ti offriamo, vieni a danzare con noi finché splende la luna..." " No, no - rispose il giovane terrorizzato - laggiù c'è l'acqua e se scendo annegherò." " Hai paura? - gli chiesero le Fate ridendo - allora guarda, l'acqua è sparita vieni!" Con sgomento il falegname notò che il fondo del lago si era inspiegabilmente prosciugato. Le fate, allora, lo invitarono nuovamente. "No, no! "- ripetè il giovane. "Non vuoi? - le Fate ripresero - ebbene perché tu abbia a ricordarti di noi, t'offriamo una grazia: chiedi!" Ed egli tremante domandò: "Che io possa con le mie mani eseguire qualunque lavoro d'intaglio." "Concessa - si sentì rispondere - ma non sarai mai ricco!" Fu così che da allora il falegname divenne in grado di realizzare meravigliose opere di legno che eseguì per le chiese di altri paesi. Come avevano predetto le fate, però, morì completamente povero.
Esistono, inoltre, numerose località che hanno il nome legato alle fate. In Abruzzo vi è un'altura chiamata "Colle delle Fate". La gente del luogo assicura che di tanto in tanto si possono osservare le piccole fate uscire dai due pozzi situati sopra il colle. A Muzzano esiste la Roccia delle fate, un luogo presso il quale si dice che ci sia un serpente magico a guardia di un misterioso tesoro: il Tesoro dell'Elf, nome che riconduce all'inglese Elf. In provincia di Teramo esiste un gigantesco macigno che sbarra l'entrata di una grotta. Si crede che tale grotta sia abitata da una fata che tesse in continuazione. A Palermo c'è il cosiddetto "cortiggiu di li setti fati", ovvero "cortile delle sette fate". Si narra che presso tale cortile alcune notti compaiano sette stupende fate. Esse rapiscono una persona temporaneamente, facendole provare esperienza fantastiche. All'alba riportano il fortunato all'interno del cortile e scompaiono.

Le fate di Cottingley


Cottingley- luglio 1917. Due ragazzine, Elsie Wright e Frances Griffiths, tornano a casa tutte bagnate. Ai rimproveri dei genitori rispondono, spiegando di essersi maldestramente sporte troppo presso un ruscello per osservare meglio le fate. Additate e trattate da bugiarde, chiedono in prestito la macchina fotografica del padre di Elsie per provare la loro sincerità. Tornano a casa con una foto che ritrae Elsie circondata dal 4 fate danzanti. Nel Settembre dello stesso anno fanno vedere un altro scatto ai genitori: soggetto dell'immagine, questa volta, è Frances in compagnia di uno gnomo. La madre di Elsie, teosofa, decide allora di presentare le foto alla Società Teosofica di cui fa parte. Le foto delle 2 bambine cominciano a circolare alimentando un dibattito che continua ad infuriare da parecchi decenni. Le foto arrivano anche sotto gli occhi di Conan Doyle (1852-1930), esponente del positivismo nonché padre creatore del celeberrimo Sherlock Holmes. Lo scrittore, attivo spiritista ed appassionato di fenomeni paranormali, sposa la causa delle due bambine dello Yorkshire e prende le loro difese. Egli pubblica dapprima 2 articoli per la rivista "Strand" ed, in seguito, un libro intitolato "The Coming of the Fairies", "La venuta delle Fate". Lo scritto, però, sarà edito in Italia solamente nel 1992 a cura di SugarCo. Nel 1920, intanto, le due bambine scattano altre 3 foto alle fate di Cottingley. Doyle replicò pubblicamente alle accuse che venivano mosse dagli esperti di fotografia alle foto scattate dalle due bambine, affermando: "L'obiezione che merita più attenzione è quella che si tratta di figurine accuratamente ritagliate e sospese con fili invisibili nella fotografia. Questa spiegazione è concepibile ma il peso della probabilità mi sembra ampiamente contro di essa. 1) Frances, la ragazza più giovane, ha scritto nel 1917 che Cottingley era un bel posto per le sue farfalle e per le sue fate. Questa lettera venne spedita ad una sua amica in Sud Africa e non venne scoperta prima del 1923. Per quale possibile ragione una bambina di 10 anni avrebbe dovuto esprimersi in questo modo se avesse saputo che si trattava di un inganno? 2) Se le figure fossero state ritagliate le stesse figure o simili dovrebbero esistere su qualche libro o giornale. Ma non sono state trovate. 3) C'è una grande differenza nella solidità tra le figure del 1920 e quelle del 1917 che può essere spiegata con la diminuzione dei poteri medianici delle bambine, ma non si spiega con l'ipotesi di un falso. 4) Gli esperti hanno notato segni di movimento nelle figure." Recentemente le foto sono state esaminate attentamente e si ritiene che siano dei falsi: le bambine avrebbero semplicemente collocato sui prati di Cottingley delle fate di cartone che poi avrebbero fotografato. Piccola curiosità: le fate della foto del Luglio 1917 ricordano un disegno tratto da un libro per bambini del 1914 a cui aveva contribuito lo stesso Doyle, acceso sostenitore della veridicità del fatto. "The British Journal of Photography" ha intervistato, tra il 1982 ed il 1983, Elsie e Frances. The British Journal of Photography" ha intervistato, tra il 1982 ed il 1983, Elsie e Frances. Elsie afferma che si trattava solo di uno scherzo sostenuto per anni per non infangare la figura della madre, teosofa, e quella di Doyle. Frances, invece, dice che le prime 4 fotografie sono dei falsi ma che la quinta è una "vera fotografia di vere fate". Frances crede nelle fate e conferma di averle incontrate. Aggiunge che nessuno avrebbe creduto alla loro esistenza se, attraverso le prime quattro fotografie, non avessero corredato di PROVE FALSE una STORIA VERA. In ogni modo…. Sta a voi crederci o meno osservando attentamente le foto che troverete nella nostra "galleria immagini".

Fate In Festa


Le fate sono grandi amanti della musica e spesso danzano intorno ai funghi alla luce della luna, accompagnate dalla musica di flauti ed arpe. Si crede che molte canzoni popolari scozzesi siano state composte proprio dalle fate e che poi da loro siano state insegnate ai pochi fortunati che, attratti nel Regno delle Fate da quelle magiche melodie, tornarono nel nostro mondo. Durante le notti estive spesso le fate organizzano feste danzanti o serate di giochi. Esse amano giocare al chiaro di luna con una palla d'oro o ballare in cerchio. Ma attenzione! Se vedete un cerchio composto da fate non fatevi attirare dalla musica! O sarete costretti a prendervi parte ed a ballare sino allo sfinimento! Anche se, una volta entrati, sembra che le danze durino per qualche ora, in realtà la durata, rapportata al tempo degli umani, è di circa sette anni. L'unico modo per uscire dal cerchio è quello di essere salvati da un amico che, prestando attenzione a non rimanere prigioniero lui stesso, si sporga e vi trascini via. Da molto tempo il Popolo Fatato lascia numerose tracce delle sue baldorie notturne. Il mattino dopo una delle suddette feste sul prato appaiono misteriosi cerchi perfetti, i cosiddetti "anelli delle fate". Alcuni di questi anelli esistono veramente e sono visibili in Europa e nell'America Settentrionale. Il loro diametro varia da pochi centimetri a 60 metri. Gli scienziati affermano, però, che tali cerchi sono provocati da una specie di funghi, i Basidomicetes. I giorni propizi per incontrare le fate sono:

" Capodanno "
1 Febbraio
25 Marzo
1 Aprile
1 Maggio
1 Agosto
23 Giugno
Notte tra il 23 Giugno ed il 24 Giugno
Vigilia Di Ognissanti
Vigilia di Natale
Natale
Pentecoste
Solstizi: 21 Marzo- 21 Giugno- 23 Settembre- 21 Dicembre

Gli alberi delle fate


Se vi capita di passeggiare di notte in un bosco, passando accanto ad un albero potrebbe accadervi di trovarvi le braccia piene di lividi provocati dai tremendi pizzicotti delle piccole dita di una fata. Esistono, infatti, alcuni alberi che sono dimora di comunità fatate e che i piccoli esseri difendono strenuamente. Essi sono:  

LA BETULLA 

La betulla è abitata da uno spirito detto "mano bianca". Se "la mano bianca" si poggia sulla testa di un passante, vi lascia impresso un segno bianco che provoca disturbi psichici (pazzia, ad esempio). Se invece la "mano" si poggia sul cuore, il contatto sarà mortale.

IL FRASSINO

Il frassino è stato sempre conosciuto per i suoi legami col mondo magico. Le bacchette dei druidi venivano, infatti, spesso ricavate dai rami di tale albero. Nell'antichità i bambini malaticci venivano fatti passare attraverso un albero di frassino spaccato in due. Poi le due parti dell'albero venivano ricongiunte tramite delle fasce. Solo qualora il frassino avesse ripreso a crescere rigoglioso, il bambino si sarebbe rimesso. 

IL NOCCIUOLO 

Nella tradizione celtica il nocciuolo era l'albero della sapienza. Ancora oggi i suoi frutti, in Inghilterra, vengono considerati simbolo di fertilità. 

IL SALICE

Si narra che i salici, durante la notte, tolgano le radici dalla terra e vaghino per i boschi, borbottando alle spalle dei viaggiatori imprudenti. 

IL SAMBUCO 

Il sambuco in realtà è una strega sottoforma di pianta, motivo per il quale prima di abbattere tale albero ci si dovrebbe pensare due volte. Bruciare i rami di sambuco significa attirare su di sé una disgrazia, poiché i rami portano il diavolo in casa. Bisogna stare attenti a non mettere i bambini nelle culle fatte di legno di sambuco: le fate prenderebbero di mira il bambino riempiendolo di pizzicotti. 

IL SORBO SELVATICO

-"Sorbo selvatico e filo rosso fan correre le streghe a più non posso"-
Questo albero tiene lontane le forze del male. Un tempo molti oggetti venivano costruiti col suo legno proprio per tenere lontane le streghe e le fate maligne. Solo con le fruste di sorbo selvatico si possono domare i cavalli imbizzarriti. I druidi utilizzavano il sorbo selvatico per accendere il fuoco ed invocare gli spiriti della natura, che venivano obbligati a rispondere alle domande sparpagliando bacche di sorbo sulle pelli di tori scuoiati.